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Tragedia in via Zanotti Bianco

22/04/2026 08:59

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NOTIZIE, Cronaca,

Tragedia in via Zanotti Bianco

La tragedia consumatasi nelle prime ore della mattinata, a Catanzaro in via Zanotti Bianco, dove una donna si è lanciata dal terzo piano di uno stabil

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La tragedia consumatasi nelle prime ore della mattinata, a Catanzaro in via Zanotti Bianco, dove una donna si è lanciata dal terzo piano di uno stabile insieme ai suoi tre figli provocando il decesso immediato proprio, del figlio di 4 anni e del neonato di soli 4 mesi, non può essere derubricata a mero fatto di cronaca nera, ma deve essere analizzata come l’esito finale di un fallimento sistemico delle reti di protezione. Mentre la magistratura e la Polizia di Stato lavorano per ricostruire la dinamica tecnica, emerge con prepotenza l’incongruenza tra la frequenza dei contatti sanitari obbligatori, inevitabili data la presenza di un bambino di 4 mesi e le relative visite pediatriche e post-partum, e l’incapacità istituzionale di intercettare un segnale di crisi estrema. Questo evento scardina la narrazione del "gesto imprevedibile", evidenziando come la società e il sistema di welfare operino ancora su base reattiva anziché proattiva, lasciando i nuclei familiari in uno stato di isolamento funzionale dove il monitoraggio clinico non si traduce mai in supporto psicologico o sociale reale. La sopravvivenza della terza figlia, attualmente in rianimazione all’ospedale Pugliese, resta l’unico tragico argine a un annientamento totale che interroga direttamente la tenuta del tessuto di vigilanza territoriale e la persistente cecità delle micro-reti di vicinato, incapaci di trasformare la prossimità fisica in un sensore efficace di rischio. In ultima analisi, l'accaduto impone una revisione dei protocolli di interazione tra sanità e servizi sociali, smascherando l'illusione che la burocrazia del controllo possa sostituire una reale strategia di prevenzione delle fragilità psichiche sommerse.