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L'autore soveratese Gabriele Ruggiu, presenta la sua opera alla Fiera Internazionale del Libro a Torino

19/05/2026 16:30

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RUBRICHE, Libri e autori locali,

L'autore soveratese Gabriele Ruggiu, presenta la sua opera alla Fiera Internazionale del Libro a Torino

Gabriele Ruggiu allo stand della Regione Calabria: «L'intelligenza artificiale è uno specchio, non un'anima»Presentato "L'identità dell'anima", il rom

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Gabriele Ruggiu allo stand della Regione Calabria: «L'intelligenza artificiale è uno specchio, non un'anima»

Presentato "L'identità dell'anima", il romanzo dell'autore soveratese che attraverso la figura di Fixer interroga il rapporto tra tecnologia, solitudine e ricerca di senso. Dialogo con il giornalista Francesco Pungitore davanti a un pubblico attento

TORINO — La Calabria letteraria si presenta al Salone Internazionale del Libro con un'opera che evita la tentazione del facile allarmismo sull'intelligenza artificiale e sceglie, al contrario, la strada più stretta e più feconda: usare la tecnologia come una lente per guardare l'umano. Allo stand della Regione Calabria, davanti a una platea attenta e partecipe, l'autore soveratese Gabriele Ruggiu ha presentato il suo romanzo L'identità dell'anima, in dialogo con il giornalista e direttore di Inside AI Francesco Pungitore.

Un confronto a due voci che ha tenuto insieme letteratura, filosofia, riflessione sociale e analisi tecnica, costruendo un percorso che dalla pagina narrativa è arrivato fino alle questioni più urgenti del dibattito pubblico contemporaneo.

Al centro del romanzo c'è Fixer, un uomo solitario che vive ai margini, in un garage, riparando vecchi computer e componenti elettronici degli anni Ottanta. Non un nostalgico, ha precisato Ruggiu, ma una figura esistenziale: l'uomo che aggiusta ciò che il mondo considera superato, rotto, inutile, e che proprio in quel gesto cerca di rimettere insieme i pezzi della propria vita. In una società dominata dall'efficienza, dall'apparenza e dai modelli di successo costruiti sui social, Fixer rappresenta una forma di verità incompatibile con il culto della prestazione.

Da questa figura il dialogo è scivolato, naturalmente, sul tema dell'intelligenza artificiale. Pungitore ha richiamato un punto cruciale, troppo spesso dimenticato nel dibattito mediatico: sistemi come ChatGPT non sono coscienze, non sono esseri senzienti, ma elaboratori statistici predittivi, capaci di produrre risposte linguisticamente fluide pur essendo privi di interiorità. È proprio questa fluidità, ha osservato il giornalista, a generare l'illusione più potente: la macchina sembra ascoltarci, comprenderci, restituirci parole rassicuranti, fino a farci sentire — paradossalmente — più capiti da un algoritmo che da una persona reale. Un autentico «effetto Narciso», in cui l'utente finisce per innamorarsi del proprio riflesso linguistico restituito dalla macchina.

Nel romanzo, Fixer viene infettato da un virus informatico. Ma l'infezione digitale, ha spiegato l'autore, è molto più di un espediente narrativo: è il punto di contatto tra codice e coscienza, tra automatismo e libertà. Da qui la domanda radicale che attraversa l'intera opera: può un algoritmo avvicinarsi all'anima? Può comprendere l'arbitrio umano, l'imprevedibilità, il ricordo involontario, il peso di una scelta? La risposta emersa nel confronto è netta. La macchina può simulare, prevedere, imitare. Non può vivere. Può organizzare informazioni, ma non trasformarle in esperienza interiore. Può generare parole, non possedere la scintilla biografica che nasce dall'aver amato, perduto, sofferto.

Il dialogo ha toccato anche un nodo sociale decisivo: la rapidità con cui ci abituiamo a tecnologie sempre più invasive. Ciò che fino a ieri sembrava fantascienza oggi entra silenziosamente nella vita quotidiana — algoritmi decisionali, sistemi di sorveglianza, automazioni — senza che l'opinione pubblica abbia il tempo di valutarne le conseguenze. Da qui sentimenti diffusi di inadeguatezza, spaesamento, depressione: non cambia soltanto la macchina, ha sottolineato Pungitore, cambia il modo in cui l'essere umano percepisce sé stesso.

Spazio anche alla questione politica, raramente affrontata con la chiarezza necessaria. L'intelligenza artificiale è oggi sviluppata e gestita in larga parte da grandi multinazionali private, mosse da logiche di mercato. Chi decide i limiti? Chi tutela il bene comune? Nel confronto è emersa con forza la necessità di un ritorno della Politica — intesa nel senso più alto del termine — come capacità di orientare lo sviluppo, porre vincoli, garantire trasparenza e difendere la centralità della persona.

Il cuore filosofico della presentazione è arrivato nel finale, quando Ruggiu ha richiamato la domanda più umana di tutte: «Perché?». Una macchina può elaborare dati, riconoscere schemi, persino guidare un corpo artificiale. Ma non può possedere quei ricordi involontari che fondano l'identità profonda di una persona, non può sentire il peso di una scelta, non può cercare senso nel dolore. È in questo spazio — quello in cui l'uomo si interroga sul proprio destino — che il romanzo colloca la sua ambizione più alta: ricordare che l'essere umano non è soltanto intelligenza, calcolo o linguaggio, ma memoria, ferita, desiderio, limite, libertà.

Nel corso dell'incontro l'autore ha condiviso anche il proprio percorso di scrittore indipendente, autopubblicato su Amazon, e i progetti in cantiere: Blue, dedicato al processo a Barbablù e alla costruzione sociale del colpevole; Strappifilati, ispirato agli artisti Mimmo Rotella e Rosa Spina; e Tropicana, ideale prosecuzione del romanzo, incentrato sul cambiamento sociale.

La presentazione si è chiusa con i ringraziamenti alla Regione Calabria, che ha ospitato l'incontro all'interno del proprio stand, e con una consapevolezza condivisa dai due relatori: parlare oggi di intelligenza artificiale significa, in fondo, parlare dell'uomo. Delle sue paure, delle sue illusioni, dei suoi limiti e della sua irriducibile domanda di senso.

L'identità dell'anima, in questa prospettiva, non è soltanto un romanzo sulla tecnologia. È, soprattutto, un libro su ciò che la tecnologia non potrà mai sostituire.
di Francesco Pungitore