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BEVACQUA: NON PIU’ ACCETTABILE QUANTO ACCADE AL PRONTO SOCCORSO

18/06/2026 11:22

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NOTIZIE, Riceviamo e pubblichiamo,

BEVACQUA: NON PIU’ ACCETTABILE QUANTO ACCADE AL PRONTO SOCCORSO

Se mi è consentito, intervengo nel dibattito in corso principalmente per due ordini dimotivi. Il primo, per manifestare la mia solidarietà all’amico B

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Se mi è consentito, intervengo nel dibattito in corso principalmente per due ordini di
motivi. Il primo, per manifestare la mia solidarietà all’amico Bruno Spaccaferro, già ottimo
amministratore comunale e valido imprenditore, per quanto accaduto a sua moglie,
vittima, ho letto, di 11 ore di permanenza al pronto soccorso dell’ospedale Pugliese di
Catanzaro e a quanti, da me non conosciuti, si siano trovati nelle stesse condizioni.
Il secondo per ringraziare per i loro interventi l’Avv. Danilo Russo e la Vice Presidente del
Consiglio Comunale, nonché operatrice sanitaria, Manuela Costanzo, i quali hanno il
grande merito di aver acceso un potente faro su un problema che tocca tutti, quello della
sanità catanzarese in generale e del funzionamento del pronto soccorso in particolare.
Il problema sollevato dalla vittima e commentato dagli autorevoli intervenuti è di una
gravità estrema che, se non costantemente denunciato, corre il rischio di portare i cittadini,
soprattutto quelli che fortunatamente non ne vengono coinvolti, all’assuefazione o, peggio,
alla pasoliniana “rassicurante normalità”.
Non è più accettabile che Catanzaro, poco importa se in linea con le statistiche, debba
vivere una situazione che chi ha dovuto frequentare il pronto soccorso dell’ospedale
Pugliese descrive come una realtà da terzo mondo in un clima di medicina di guerra
(d’altra parte a cos’altro sarebbe assimilabile l’attesa di un posto letto per 11 ore!)
nonostante, va detto, gli sforzi sovraumani del personale sanitario.
Non accettare quello che accade significa essere coscienti dei propri diritti di cittadini di
uno stato democratico e civile, diritti che non possono essere compressi in relazione al
finanziamento di una spesa sanitaria che non consente di andare avanti o che vengono
spesso contrabbandati per concessioni, facendoci indossare le vesti di consumatori o,
peggio, quelle di clienti.
Non sta a me dire chi debba provvedere, ma so che chi ne ha il potere ha due strade o vi
provvede o lascia. Ricordo incidentalmente che una terza la imboccò, sia pure per gravi
carenze igieniche e strutturali dell’ospedale, un sostituto procuratore della repubblica di
Catanzaro nei primi anni duemila e fu quella del sequestro giudiziario.
In altra occasione, che non sia questa della denuncia e dell’allarme, dirò delle
responsabilità e di come tutto abbia avuto inizio da un lato con il tradimento di una certa
classe politica che smise di credere nella sanità come bene comune attraverso la modifica
del titolo V della Costituzione, prodromo del dualismo sanitario dei ricchi e dei poveri,
complici i gruppi economici dominanti, e di come sia stato stretto e tuttora vigente un
patto scellerato realizzato con un’aliquota di cittadini ai quali non si chiede di fare tutto il
proprio dovere di contribuenti, sottraendo le risorse necessarie alla sanità pubblica.
Antonio Bevacqua