
Lo Street-Artist Ilario Parentela in arte Punch311 e la graphic designer Rosamaria Noto presentano un percorso
espositivo e immersivo tra opere museali uniche, tirature a tiratura chimica limitata e un'installazione audio
d'abisso fruibile in MP3 e NFC.
IL DEBUTTO AL BLANCA CRUZ E LA MOSTRA AL MUMAK
Le opere saranno presentate ufficialmente il 16 Luglio presso l'anfiteatro del Blanca Cruz a Caminia (CZ).
L'evento si terrà in seno alla semifinale regionale di Miss Principessa d'Europa, con il Presidente
esecutivo Devis Paganelli e la Patron Nazionale Conny Severini. In questa prestigiosa cornice prenderà
vita la mostra-evento con tema cardine "Salviamo il Mare", a cura del Dott. Arcangelo Pugliese.
Dopo la serata di presentazione, le opere rimarranno esposte e fruibili al pubblico presso il MuMaK - Museo
del Mare di Caminia di Stalettì, sotto la direzione di Attilio Armone, dal 16 luglio fino al 5 ottobre.
Il progetto artistico "Archeologia della Nuova Carne: l'oceano nel 2126" di Ilario Parentela e Rosamaria Noto
si consolida come una profonda e brutale inchiesta filosofica e scientifica sull'Antropocene. Attraverso la
rappresentazione visiva di una biologia sommersa ormai costretta a fondersi strutturalmente con microchip,
plastica e detriti industriali per non perire, l'esposizione si espande oggi in un'esperienza d'arte totale. Il percorso
espositivo unisce un'imponente opera unica da 70x100 cm, una preziosa cartella clinica in serie limitata in
formato A3 e un'attivazione acustica di grande impatto emotivo.
1. ARCIPELAGO DELLA VERGOGNA: IL CONSUMO COME EUCARISTIA (OPERA UNICA
70X100 CM)
La colonna portante della mostra, Arcipelago della Vergogna, trascina lo spettatore nell'oscurità barocca
dell'abisso, proiettandoci un secolo nel futuro. Ci offre una visione tanto affascinante quanto brutale: un fondale
marino dove la natura, sopraffatta dall'inquinamento, ha dovuto "riscrivere" il proprio DNA utilizzando i residui
della nostra civiltà.
Le Marionette dell'Inquinamento: Il visitatore noterà immediatamente che i pesci non nuotano liberamente,
ma appaiono sospesi da sottili fili tesi nel buio. Questa scelta non è puramente estetica: i soggetti sono
marionette dell'attività umana. I fili rappresentano la manipolazione forzata della natura; i pesci sono le vittime
di un sistema che li tiene prigionieri in un eterno presente da museo. Sono esposti come testimonianze di una
catastrofe compiuta, reperti di una specie che ha confuso lo sviluppo tecnologico con il progresso civile.
Il Simbolo della Gorgone e il Monito del Futuro: Al centro della scena, una targa in pietra reca l'effigie della
Gorgone Medusa. Se nel mito lo sguardo di Medusa pietrificava, qui la metafora si inverte: è l'umanità, con il
suo sguardo avido, ad aver trasformato il mare in silicio e plastica, "pietrificando" la vita organica in un
monumento al consumismo. La dicitura "D2126" in calce alla targa serve a marcare l'opera come una
catalogazione ufficiale di un futuro post-antropocenico, conferendo al lavoro l'aura di un reperto archeologico.
L'opera si sviluppa sul dato scientifico del crollo del pH oceanico globale, sceso storicamente da 8.1 alla
soglia corrosiva e terminale di 7.7, codice d'archivio di questo esemplare unico (1/1).
Il Consumo come Eucaristia: Il titolo dell'opera funge da chiave di volta. "Il consumo come eucaristia"
trasforma l'atto di acquistare e scartare in una pratica rituale. Gli artisti accusano la società contemporanea di
aver sostituito la sacralità della vita con quella dell'oggetto. Arcipelago della Vergogna non è solo
un'immagine, è un'epigrafe per un oceano che non esiste più; un monito che, attraverso la lente del 2126, ci
ricorda che la nostra eredità rischia di essere composta esclusivamente da rottami.
L'importanza del progetto è sorretta da scelte di produzione d'altissimo profilo galleristico: stampa Inkjet Fine
Art su pregiata carta cotone Hahnemühle Photo Rag 308 (70x100 cm), montaggio accoppiato su lastra di
Dibond, e allestimento in una lussuosa cornice a cassetta nera (2x4,5 cm) con spaziatori neri e controtelaio
posteriore. Questa teca distanzia il vetro dall'immagine, amplificando l'effetto "teca di conservazione"
dell'archeologia biologica sommersa.
2. SPECIMEN PH 7.7: THUNNUS (SERIE LIMITATA A3)
Se la colossale opera principale di Arcipelago della Vergogna trascina lo spettatore all'interno di un abisso scuro,
barocco e soffocante, la nuova estensione del progetto intitolata Specimen pH 7.7: Thunnus sceglie la via della
dissezione concettuale e asettica. Nata dalla collaborazione tra lo Street-Artist Parentela (in arte Punch311) e
Rosamaria Noto, graphic designer laureata presso la prestigiosa accademia NABA di Milano, l'opera si presenta
come un foglio d'archivio o una tavola tassonomica strappata da un trattato di biologia marina del XXII secolo.
La Mutazione della Carne (Tra Sintesi e Cecità): Isolato su un fondo bianco puro e privo di qualsiasi
appiglio narrativo ambientale, il tonno di Specimen pH 7.7 mostra i segni visibili di una metamorfosi
ecologica compiuta. La parte terminale del suo corpo non è prigioniera di una comune rete da pesca; al
contrario, la carne stessa si sta sfaldando e riorganizzando strutturalmente sotto forma di nylon e trame
sintetiche (ghost nets). La fusione tra la vittima biologica e l'agente inquinante è totale, irreversibile.
Il Taglio Editoriale: A spezzare drammaticamente la composizione interviene un taglio orizzontale rosso,
acido, che attraversa l'occhio del pesce. Questo elemento grafico, squisitamente editoriale, evoca i codici a
barre della produzione di massa e i nastri di sbarramento industriali, agendo come una ferita cromatica che
simboleggia l'incapacità dell'uomo contemporaneo di guardare le conseguenze del proprio consumo.
Il Valore della Tiratura (Un Conto alla Rovescia Chimico): L'aspetto più dirompente dell'opera risiede nel
rigore della sua tiratura e nel supporto scelto. Stampata con tecnologia Inkjet Fine Art su pregiata carta in
formato A3 Hahnemühle Museum, la serie conta esclusivamente 7 copie nel mondo per un preciso motivo
scientifico. In chimica, il numero 7 indica la neutralità dell'acqua pura, ma per l'ecosistema marino rappresenta
una soglia di acidificazione letale se paragonata al pH storico di 8.1. Ogni copia numerata a matita sul fronte
(da 1/7 a 7/7) rappresenta idealmente la perdita progressiva di un decimo di punto di salute dell'acqua.
Il Culmine Concettuale: La serie trova il suo punto d'arrivo perfetto nell'esemplare 7/7: un cortocircuito
visivo in cui il numero della copia si fonde con il titolo dell'opera (pH 7.7), identificando il valore terminale
stimato dalla scienza per la fine delle barriere coralline e della vita ossea dei grandi pelagici. Con questa
edizione speciale, il duo artistico offre un vero e proprio termometro cartaceo del disastro ecologico
imminente.
3. L'ATTIVAZIONE SENSORIALE: IL SOUNDSCAPE "L'ECO DEL SILENZIO"
Il vero elemento di connessione tra le due opere è la componente acustica interattiva. In galleria, l'esperienza
visiva viene stravolta ed elevata grazie all'ascolto della traccia audio sperimentale "L'Eco del Silenzio".
Fruibile sul posto attraverso un dispositivo MP3 con cuffie professionali o interamente scaricabile sullo
smartphone del visitatore tramite chip NFC integrati nei cartellini delle opere, il soundscape unisce suoni
d'idrofoni e correnti marine a un inquietante sottofondo metallico e al battito cardiaco biologico degli organismi
sommersi. La traccia dà voce all'estinzione riproducendo i lamenti d'agonia e di disperazione dei delfini, i canti
spenti e distorti delle balene e i sordi e soffocati grugniti di sofferenza dei pesci impigliati e soffocati dalle
microplastiche.







