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Caso Abderrahim Fakir e protocolli di contenimento: la gestione della crisi psichica nei momenti del fermo.

23/07/2026 16:30

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NOTIZIE, Cronaca,

Caso Abderrahim Fakir e protocolli di contenimento: la gestione della crisi psichica nei momenti del fermo.

La gestione degli interventi ad altissimo stress operativo rappresenta da sempre uno dei punti  più complessi per la pubblica sicurezza ed i servizi d

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 La gestione degli interventi ad altissimo stress operativo rappresenta da sempre uno dei punti  più complessi per la pubblica sicurezza ed i servizi di emergenza sanitaria.  Il decesso del 42enne  A. Fakir, avvenuto a Bologna il 19 luglio nel quartiere Pilastro, ripropone all’atenzione della comunità forense  la pericolosa criticità nelle gestioni delle crisi, dove le misure di “contenimento” rischiano di comprometere “l’incolumità fisica” dell’individuo.                                                                                  

 

Dal punto di vista criminalistico e medico legale, i casi di questa natura non possono essere   esaminati atraverso una analisi sommaria, che porterebbe inevitabilmente a conclusioni distorte o a valutazioni errate.                                                    

Al  contrario si    esige   una analisi detagliata basata su tre moduli chiave: 

1)  la cronologia millimetrica degli eventi -c.d.timeline- 

2) la conformità dei protocolli di immobilizzazione applicate rispettando le linee guida ministeriali ,  

3) l’accertamento delle cause fisiopatologiche che possono portare al collasso cardiocircolatorio. 

 

L’inchiesta aperta dalla Procura di Bologna per “omicidio colposo” mira a fare luce proprio su questi aspetti.  Muovendosi nel perimetro delle norme sul “contenimento fisico” e quelle della tutela dello   “scudo penale”. Con la presente nota, mi propongo di esaminare l’accaduto   esclusivamente soto il profilo documentale e scientifico, esaminando i fatori di rischio collegati alle manovre di bloccaggio a terra e le sindromi sistemiche che talvolta complicano  gli interventi di emergenza. 

Alle ore 12.15 la centrale operativa della Questura di Bologna riceve una richiesta di intervento per un soggeto in fortissimo stato di agitazione all’interno di una area condominiale. Si segnala anche una condota aggressiva e danneggiamento di veicoli. Arriva in brevissimo tempo una Volante, i cui componenti, valutata la gravità dello stato di agitazione dell’individuo, richiedono   l’intervento dei sanitari. 

Giunge in  pochi minuti  una ambulanza di tipo MSB ovvero senza medico a bordo, i cui soccorritori, ricordiamo, nessun medico tra questi,   atendono che l’area sia dichiarata dalla Polizia in sicurezza prima di avvicinarsi al paziente,  (è questa la procedura standard di autotutela in scenari di aggressione attiva). Gli Agenti, considerato l’ateggiamento ostile dell’individuo, impiegano lo “spray urticante”, ed attivano le manovre per l’immobilizzazione fisica. Il soggeto viene bloccato a terra in posizione prona e,  per completare il contenimento e  bloccarlo,  applicano le manete ai polsi e delle fascete alle caviglie, con il fattivo aiuto anche di un passante.   

Alla fine di questa operatività  però, la persona  cessa di muoversi e perde conoscenza.   A questo punto gli operatori sanitari intervengono ed avviano le procedure per rianimarlo, innanzituto ruotando il corpo in posizione supina e poi attivandosi con le manovre di rianimazione cardiopolmonare a seguito del riscontro di arresto cardiocircolatorio. 

Nonostante tutti i tentativi di stabilizzazione,  e attivando i protocolli previsti per riportare l’uomo al “qui e ora”,  alle ore 12.53,  viene dichiarato il decesso dell’uomo.  

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, iscrivendo nel registro degli indagati sei persone: i due Agenti di Polizia ed i quatro sanitari.  I quesiti tecnici che l’inchiesta dovrà chiarire sono: 

a) la     persistenza della  posizione prona, 

b) la  catena   del   soccorso sanitario,    

c) l’esato momento e causa del decesso.  

 

Il caso della morte di Fakir, costituisce un nuovo, delicato paradigma giurisprudenziale. Da un lato, la nuova disciplina sullo “scudo penale”, (45 bis), che offre una prima copertura procedurale agli Operatori coinvolti nelle attività della  gestione  di una situazione ad altissimo stress, dall’altro, non solleva gli Organi inquirenti dall’onere di un riscontro probatorio cristallino  sulla dinamica dei 38 minuti che hanno preceduto il decesso. 

La risoluzione del caso non dipenderà da interpretazioni di parte, ma  dai risultati oggetivi  degli esami medico-legali e tossicologici disposti dalla Procura. L’indagine tanatologica e le verifiche anatomo-patologiche permeteranno di verificare la rilevanza dei tre  fatori: quello dello stato di alterazione,  quello dell’effeto dello spray urticante, nonché la reale incidenza della permanenza in posizione prona rispeto all’insorgere dell’asfissia posizionale. 

 

Solamente la rigorosa applicazione del metodo scientifico-forense, potrà definire se la morte dell’uomo sia stata l’inevitabile e tragico esito di una crisi sistemica o se, in una fase dell’intervento di ”contenimento” vi sia stato uno scostamento evitabile dei protocolli di salvaguardia della vita umana. 

 

Criminologo Dot. Vitaliano Fiorentino