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Via Carlo V, tra cinghiali, cantieri eterni e il paradosso della mobilità a Catanzaro

29/07/2026 08:26

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NOTIZIE, Turismo & Territorio,

Via Carlo V, tra cinghiali, cantieri eterni e il paradosso della mobilità a Catanzaro

A Catanzaro, vivere o anche solo transitare in via Carlo V sta diventando un'esperienza di sopravvivenza estrema. Sulla carta, questa è un’arteria fon

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A Catanzaro, vivere o anche solo transitare in via Carlo V sta diventando un'esperienza di sopravvivenza estrema. Sulla carta, questa è un’arteria fondamentale per far respirare il traffico cittadino ma nella triste realtà quotidiana, è un imbuto a cielo aperto.

La via è un susseguirsi di palazzi residenziali tirati su, a suo tempo, senza uno straccio di garage o posto auto con il risultato di una carreggiata ostaggio della sosta selvaggia, tollerata (e non sempre) su un lato e contingentata a strisce blu sull’altro.

A complicare il quadro, ci si mettono i dettagli surreali del paesaggio urbano catanzarese come un cantiere “fantasma”, aperto anni fa per ricavare nuovi posti auto, ma che finora è riuscito nell'impresa paradossale di cancellarne dozzine, senza che sia dato sapere in quale secolo vedrà la fine dei lavori; ci sono poi i relitti di auto abbandonate da tempo immemorabile che occupano suolo pubblico come monumenti all'incuria. A coronare il tutto, la demolizione di un vecchio fabbricato cui non è seguito alcun ripristino della strada o del muro di contenimento. Risultato? Carreggiata ulteriormente ristretta e altri parcheggi mandati in fumo!

Per non farci mancare proprio nulla, in questi giorni un altro tratto di strada transennato e quindi ristretto, per consentire dei lavori a ridosso della chiesa di Sanata Maria del mezzogiorno…

 

Insomma, siamo di fronte a una strada strozzata per quasi tutta la sua lunghezza, con tempi di percorrenza dilatati, inquinamento acustico e atmosferico fuori controllo e la sicurezza stradale ridotta ai minimi termini.

La carenza di posti auto a Catanzaro non è certo una novità dell'ultima ora, ma una costante storica che la politica locale ha preferito gestire nell'unico modo che le viene davvero bene: ignorandola o applicando qualche palliativo da quattro soldi. Ma l'urbanistica moderna insegna che i nodi complessi non si sciolgono con la rassegnazione, bensì con infrastrutture strategiche e una visione d'insieme.

 

Oggi, grazie alle simulazioni 3D e alle tecnologie di intelligenza artificiale, è possibile dare forma a progetti rimasti per troppo tempo a prendere polvere nei cassetti o tra le chiacchiere da bar.

La proposta è semplice quanto incisiva: realizzare un moderno parcheggio multipiano di fronte alla scalinata del Santuario di Santa Maria del Mezzogiorno!

 

Attualmente quest'area è un monumento all'abbandono. 

Basta affacciarsi dal muretto che costeggia la strada per godersi lo "spettacolo": un lotto incolto trasformato in discarica abusiva - con tanto di materassi, biciclette arrugginite e bidoni, ecc. - ma soprattutto diventato la residenza fissa di un numeroso e indisturbato branco di cinghiali e chi scrive ne è testimone diretto in quanto abita proprio in questa specifica zona.

Siamo convinti che trasformare questa giungla urbana in un hub di sosta all'avanguardia sarebbe un'operazione di rigenerazione dal valore inestimabile.

 

Tuttavia, creare solamente un parcheggio isolato, servirebbe a ben poco. La vera svolta potrebbe essere quella di realizzare alla base della struttura una fermata della Metropolitana collegata direttamente al cuore del centro storico tramite un ascensore verticale, affiancato alla faticosa scalinata esistente.

Un intervento del genere abbatterebbe le barriere architettoniche, rendendo il centro accessibile a tutti: pendolari, anziani, famiglie con passeggini e turisti.

Si potrebbe addirittura (udite, udite!) liberare via Carlo V dal carico soffocante delle auto in sosta e magari si riaprirebbe finalmente la strada a un doppio senso di circolazione fluido e sicuro, relegando il parcheggio a un solo lato e solo dove la carreggiata lo consente davvero.

Che sogno, un'idea non del tutto utopistica!

 

Ma restiamo con i piedi a terra. Chi frequenta le dinamiche cittadine sa già come andrà a finire. Appena si lancia una proposta di respiro ampio, scatta il solito teatrino locale e a scanso di equivoci e per evitare la consueta sfilata di “padri" dell'ultima ora: nessuno qui sta rivendicando la primogenitura dell'idea.

 

Questo progetto appartiene alla memoria storica della città. Personalmente ne ho sentito parlare già anni fa. Il mio obiettivo principale è solo rispolverare un'ipotesi valida, vestirla con strumenti visivi moderni e rimetterla sul tavolo della comunità.

Lasciando volentieri medaglie e targhe a chiunque desideri appuntarsele al petto, quello che conta davvero è fare un salto di qualità: tornare a parlare sul serio del futuro di via Carlo V, prima che i cinghiali, stanchi dell'inefficienza burocratica, decidano di costituirsi in comitato di quartiere e rivendicare la proprietà dell'area.