
Ci raccontavano, da ragazzi, che Catanzaro fosse la città dei paradossi: c'era lo strillone muto, il veterinario aveva lo studio al quarto piano, ecc., ecc., in un susseguirsi di esilaranti battute, immagino utilizzate un po' ovunque. Ora, però, di qualche reale e contingente paradosso occorrerà pur parlare. Ad esempio, da diverso tempo si è acceso il dibattito sullo spopolamento del centro storico, circostanza che penalizza l'economia, fa calare il valore degli immobili, ecc., ma in pochi sottolineano che da qui a un mese migliaia di studenti saranno traslocati proprio dal centro storico, nella direzione se non di un'aperta campagna, quantomeno di una scomoda periferia! E che dire dell'avvio, senza pudore, ma anche senza proteste, della demolizione della scuola Mazzini proprio mentre si cercano spazi per l'Università nel centro cittadino? Finisco: da ogni parte si lamenta l'assenza dei grandi brands commerciali in centro, connotato negativo anche rispetto alle consorelle calabresi, ma si mantiene un regolamento che di fatto ne impedisce la presenza. Mi sorge un dubbio: vuoi vedere che il paradosso dello strillone muto ha un suo fondamento antropologico, qui sui tre colli...
Antonio Bevacqua




