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Paolo Emilio Tulelli, la memoria che diventa futuro: un uomo di cultura nel cuore della Calabria

18/08/2026 11:31

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NOTIZIE, Cultura & Istruzione,

Paolo Emilio Tulelli, la memoria che diventa futuro: un uomo di cultura nel cuore della Calabria

Ci sono uomini che appartengono al proprio tempo e altri che, per la forza delle loro idee e per laprofondità delle loro opere, finiscono per apparten

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Ci sono uomini che appartengono al proprio tempo e altri che, per la forza delle loro idee e per la
profondità delle loro opere, finiscono per appartenere alla memoria di intere comunità.
Paolo Emilio Tulelli appartiene certamente a questa seconda categoria.
Ricordarlo oggi significa non soltanto rendere omaggio a un illustre figlio della Calabria, ma
riscoprire una figura nella quale cultura, educazione, impegno civile e amore per la propria terra
seppero intrecciarsi in maniera straordinariamente moderna.
Nato a Zagarise il 18 agosto 1811, Tulelli fu filosofo, educatore, scrittore, letterato e poeta. Dopo
la formazione iniziale nella sua terra e gli studi compiuti a Catanzaro, si trasferì a Napoli, dove
sviluppò una intensa attività intellettuale e didattica. Nel 1855 fondò una scuola privata nella
quale insegnò per oltre vent'anni filosofia morale ed estetica; dal 1860 insegnò filosofia morale
all'Università degli Studi di Napoli Federico II.
Ma sarebbe riduttivo consegnare Tulelli soltanto alla storia della filosofia.
La sua figura acquista un significato ancora più profondo quando si considera il rapporto che egli
mantenne con la sua terra d'origine e, soprattutto, con Catanzaro e Zagarise.
Tulelli comprese infatti che la vera emancipazione di una comunità passa necessariamente
attraverso la cultura e l'educazione. Non si limitò dunque a elaborare idee: cercò di trasformarle in
strumenti concreti di crescita per le giovani generazioni.
È questo, forse, uno degli aspetti più attuali della sua eredità.
Nel suo testamento volle lasciare a Catanzaro una parte significativa del proprio patrimonio
librario affinché costituisse il primo nucleo di una biblioteca pubblica destinata alla gioventù
studiosa e agli studiosi. Il Comune accolse il legato e quei libri contribuirono alla nascita, nel 1889,
della biblioteca comunale che oggi conosciamo come Biblioteca comunale Filippo De Nobili.
È difficile non cogliere, in questa scelta, una straordinaria concezione della cultura come bene
comune.
Un libro, per Tulelli, non doveva rimanere patrimonio di pochi. Doveva diventare possibilità,
conoscenza, emancipazione. Doveva essere messo a disposizione dei giovani affinché potessero
costruire, attraverso lo studio, il proprio futuro.
E la stessa sensibilità emerge dalle sue ultime volontà nei confronti di Zagarise. Per il suo paese
natale istituì una rendita destinata a favorire l'educazione e l'istruzione di giovani meritevoli,
affinché potessero proseguire gli studi e conseguire una laurea.
È una scelta che dice molto più di tante celebrazioni.
Dice che Tulelli, pur avendo raggiunto una posizione di rilievo nel panorama culturale napoletano,
non dimenticò mai la terra dalla quale era partito.
La Calabria rimase dentro la sua storia.
E proprio Catanzaro rappresentò una tappa fondamentale di quella formazione.
È suggestivo ricordare che, molti decenni dopo, tra il 1911 e il 1914, un giovane Corrado Alvaro
frequentò il Liceo "Galluppi" di Catanzaro e fu ospite del convitto "Tulelli", che successivamente
assunse la denominazione di Convitto Galluppi.
In quelle stanze, dunque, respirò la propria giovinezza uno dei più grandi scrittori calabresi del
Novecento.
Alvaro arrivò a Catanzaro adolescente e qui cominciò a dare forma concreta alla sua vocazione
letteraria. Fu un periodo decisivo: studi, amicizie, letture, conferenze e le prime prove di scrittura
contribuirono alla formazione dell'intellettuale che sarebbe diventato.

La recente valorizzazione del Fondo Lico ha consentito di conoscere meglio proprio quella stagione
giovanile. Tra le carte dell'amico e compagno di studi Domenico Lico è stato infatti ritrovato Un
paese. Tentativo di romanzo, una delle primissime prove narrative di Alvaro, scritta nel 1916 e
consegnata successivamente all'amico.
È una coincidenza soltanto apparente che il percorso del giovane Alvaro sia passato attraverso un
luogo legato al nome di Tulelli.
Perché entrambi, seppure in epoche differenti, sembrano appartenere a una medesima idea di
Calabria: una terra nella quale la cultura non è ornamento, ma strumento di elevazione; una terra
nella quale la formazione dei giovani può diventare il primo passo per costruire una società più
consapevole.
Tulelli aveva intuito, con largo anticipo, che investire nella conoscenza significava investire nella
libertà.
Fu anche un uomo profondamente impegnato nelle questioni morali e civili del proprio tempo. La
sua riflessione filosofica si accompagnò a un'attenzione concreta ai temi della società e della
giustizia. Tra le sue battaglie vi fu anche quella per l'abolizione della pena di morte, che affrontò
sul piano morale e giuridico.
Era un intellettuale, dunque, che non concepiva il sapere come una torre d'avorio.
La cultura doveva misurarsi con la realtà, con la società, con la responsabilità dell'uomo verso gli
altri uomini.
Ed è forse proprio questo il lascito più prezioso che Paolo Emilio Tulelli ci consegna.
In un'epoca nella quale spesso si parla della necessità di restituire centralità alla cultura, alla
scuola e ai giovani, la sua vicenda appare sorprendentemente attuale.
Tulelli ci ricorda che una comunità cresce quando decide di investire nei propri giovani; che una
biblioteca può essere molto più di un edificio pieno di libri; che un'eredità autentica non è soltanto
ciò che si lascia, ma ciò che si mette a disposizione degli altri.
Per questo il suo nome non dovrebbe vivere soltanto nelle targhe, nelle strade o nelle intitolazioni.
Dovrebbe vivere nella memoria collettiva.
A Catanzaro, una sala della Biblioteca comunale Filippo De Nobili porta il suo nome e una targa
commemorativa ne ricorda la figura. A Zagarise, suo paese natale, la memoria è stata
ulteriormente valorizzata anche attraverso un busto dedicato al filosofo.
Sono segni importanti, ma la memoria più autentica è quella che continua a generare conoscenza.
Ed è proprio per questo che ricordare Paolo Emilio Tulelli significa, oggi, guardare al futuro.
Significa ricordare ai nostri ragazzi che la cultura può cambiare il destino di una persona e,
attraverso quella persona, quello di una comunità.
Significa restituire dignità alla parola "educazione".
Significa comprendere che il legame con la propria terra non consiste necessariamente nel
rimanervi per tutta la vita, ma nel portarla con sé e, quando possibile, restituirle ciò che si è
ricevuto.
Tulelli partì dalla Calabria, costruì a Napoli una parte importante della propria vita intellettuale, ma
alla Calabria tornò con il pensiero, con i libri, con la sua generosità e con le sue ultime volontà.
E così, a distanza di quasi un secolo e mezzo dalla sua morte, il suo nome continua a parlare.
Parla attraverso una biblioteca.
Parla attraverso i giovani ai quali volle offrire la possibilità di studiare.
Parla attraverso Catanzaro.
E, in modo quasi simbolico, parla anche attraverso quel giovane Corrado Alvaro che, ospite del
convitto Tulelli, muoveva i primi passi verso quella straordinaria avventura letteraria che avrebbe
portato la Calabria nel cuore della grande letteratura italiana.

Forse è questo il modo più autentico di rendere omaggio a Paolo Emilio Tulelli: non limitarci a
ricordare ciò che fu, ma chiederci cosa possiamo ancora imparare da ciò che fece.
Perché il tempo può cancellare le voci, ma non necessariamente le idee.
E quando un uomo ha scelto di affidare i propri libri ai giovani, il proprio patrimonio alla
formazione e la propria memoria alla comunità, quella voce continua a parlare.
Ancora oggi.

Dalla sua Calabria.