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  Editor-in-Chief: Pino Ranieri  

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RIDESTANZA

23/08/2026 18:42

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NOTIZIE, Riceviamo e pubblichiamo,

RIDESTANZA

Cari Sindaci calabresi, sarebbe ora che l’ANCI Calabria si svegliasse e scendesse realmente in campo. Altrimenti diventa difficile comprendere quale f

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Cari Sindaci calabresi, sarebbe ora che l’ANCI Calabria si svegliasse e scendesse realmente in campo. Altrimenti diventa difficile comprendere quale funzione concreta voglia svolgere di fronte ai problemi strutturali che stanno svuotando la nostra regione.

Da anni sentiamo parlare di ripopolamento dei borghi, di rilancio delle aree interne, di immobili venduti a un euro e di tante altre iniziative presentate come soluzioni miracolose.

Ma continuiamo a raccontarci una favola se non affrontiamo il problema alla radice.

Se non c’è sanità, se non ci sono servizi, se mancano infrastrutture e collegamenti, nessun borgo potrà davvero ripopolarsi.

E oggi siamo arrivati a un ulteriore paradosso: molti territori calabresi non sono soltanto penalizzati dalla carenza di servizi essenziali, ma anche dalla mancanza o dalla precarietà della connessione alla rete.

Nel mese di agosto, come La Tazzina della Legalità , abbiamo presentato il nostro secondo libro, Caffè Corretto, prima al *Premio Letterario Nazionale Caccuri* e poi a *Roccella Ionica*. Avremmo voluto raccontare e condividere quelle iniziative anche attraverso una diretta social.

Non è stato possibile.

La rete, in quei territori, era praticamente inesistente.

E allora poniamoci una domanda semplice: **nell'era dell'intelligenza artificiale, come pensiamo di convincere i nostri giovani a restare in Calabria se non sono nemmeno messi nelle condizioni di accedere alla rete?

Come possiamo parlare di innovazione, smart working, nuove professioni, intelligenza artificiale, imprese digitali e futuro, se in interi territori la connessione è ancora un problema?

Altro che Restanza, per dirla alla Vito Teti Altro che Ritornanza.

Qui servirebbe una vera "RIDESTANZA"

Una ridestanza delle coscienze, della politica, delle istituzioni e soprattutto dei cittadini.

Perché non possiamo continuare a scendere in piazza soltanto per il Pride, per il Jova Party, per lo stadio o per i grandi eventi.

In piazza si deve scendere anche per rivendicare i propri diritti.

Per chiedere sanità, servizi, infrastrutture, collegamenti, lavoro, istruzione e accesso alla rete.

È arrivato il momento di "tirare fuori l’orgoglio calabrese" e pretendere risposte concrete.

Perché, a mio avviso, il primo problema della Calabria non è soltanto la ’ndrangheta.

Il primo problema è il BISOGNO.

È il bisogno che genera dipendenza, rassegnazione e vulnerabilità. Ed è proprio dentro questa fragilità sociale ed economica che il proselitismo delle organizzazioni criminali trova terreno fertile.

In una terra dove mancano opportunità, servizi e prospettive, rischiamo di offrire alle forze criminali un bacino di consenso e reclutamento su un piatto d’argento.

Per questo rivolgo un appello anche al giornalista  Sergio Pelaia della Gazzetta del Sud , autore dell’articolo pubblicato oggi:

perché non aprire sulle pagine del giornale un vero dibattito sui problemi strutturali della Calabria?

Alziamo il livello della discussione.

Parliamo meno di slogan e più di sanità, infrastrutture, servizi, digitalizzazione, spopolamento, lavoro e legalità.

Perché una Calabria che vuole rinascere non ha bisogno di passerelle.

Ha bisogno di cittadini che pretendano diritti e di una politica che abbia il coraggio di affrontare i problemi seri.

E forse, prima ancora della restanza e della ritornanza, abbiamo bisogno di una parola nuova:

RIDESTANZA.

Il risveglio di una terra che ha smesso di chiedere e ha finalmente deciso di pretendere il proprio futuro.