
A Villa Margherita, il percorso che intreccia psicologia e ambiente per esplorare emozioni,
relazioni e consapevolezza attraverso il corpo, il gioco e l’immaginazione
Non solo un luogo da attraversare, ma uno spazio in cui fermarsi, ascoltare e ascoltarsi. Nel bosco
gli alberi diventano metafore, il movimento si trasforma in linguaggio, il gioco apre nuove
possibilità di relazione. È questa l’idea alla base di “Psicodramma nella natura”, il laboratorio
esperienziale inserito nel programma del Festival MadreTerra.InterCOOLtura – Alberincanti, che a
Villa Margherita, a Catanzaro, intreccia psicologia, natura e creatività per favorire benessere e
consapevolezza.
A cura della psicologa Carmela Guzzo e dell’esperta naturalista Michela Valentino, il laboratorio
nasce dall’incontro tra psicologia e approccio naturalistico, proponendo un’esperienza aperta alla
dimensione individuale e collettiva. Attraverso il gioco, il movimento, l’immaginazione e la
creatività, i partecipanti sono accompagnati a esplorare le proprie emozioni, le modalità di relazione
e il rapporto con ciò che li circonda.
Promosso dal P.I.C. Cassiodoro in partnership con Kalabria 2001 e Beroe Editore, e finanziato
attraverso l'Avviso "Attività Culturali – Annualità 2025" con risorse POC Calabria 2014/2020 –
Azione 6.8.3, il percorso è progressivo: dopo i primi incontri tenutisi il 21 luglio e il 24 agosto,
dedicati alla conoscenza e alla costruzione del gruppo, il lavoro si è concentrato sulla scoperta delle
diverse modalità di comunicare e stare in relazione, fino ad arrivare a un confronto più diretto con il
proprio mondo emotivo e con il modo in cui ciascuno guarda sé stesso, gli altri e l'ambiente, che si
snoderà nelle prossime tappe, il 31 agosto e il 25 settembre.
Protagonisti sono alcuni ragazzi tra i 16 e i 22 anni, impegnati in un programma formativo e di
reinserimento all'interno della Comunità Ministeriale con annesso Centro Diurno Polifunzionale di
Catanzaro, diretta da Massimo Martelli.
“Abbiamo voluto creare uno spazio in cui la natura non fosse soltanto uno sfondo, ma diventasse
una vera compagna di esperienza – spiega Carmela Guzzo –. Attraverso la particolare disciplina
dello psicodramma, possiamo mettere in scena ciò che viviamo, osservare come stiamo nel gruppo,
sperimentare altri punti di vista e dare forma alle emozioni. Il contatto con la natura amplia questo
processo e ci invita a riscoprirci parte di un sistema più grande. L’obiettivo è favorire una maggiore
consapevolezza di sé, degli altri e dell’ambiente, trasformando l’esperienza in un’occasione
concreta di benessere”.
Il percorso prevede esercizi e tecniche differenti, dalla gestalt alla “scultura del bosco”, attraverso
cui rappresentare il proprio modo di stare all’interno del gruppo, fino all’immedesimazione nel
bosco e nei suoi alberi. Il corpo e il movimento diventano strumenti di comunicazione, mentre il
tatto permette di instaurare una relazione diretta con gli elementi naturali. Tra le attività anche la
ricerca del proprio “simile” nel gruppo attraverso l’immedesimazione nell’animale del bosco, il
disegno del suono nella cassa armonica del parco e la creazione collettiva di brevi testi in rima,
ispirati alle parole e alle suggestioni del bosco.
La natura diventa così uno specchio attraverso cui osservare emozioni, comportamenti e relazioni.
Un albero può evocare crescita e resilienza, il bosco può diventare metafora di una comunità,
mentre il rapporto tra gli elementi naturali può suggerire nuove chiavi di lettura anche per il mondo
interiore.
Una parte del laboratorio è focalizzata, inoltre, sullo sviluppo della coscienza ambientale e
sull’elaborazione delle emozioni emerse durante le attività. Imparare a osservare significa anche
andare oltre la prima impressione, porsi domande e riconoscere le connessioni tra ciò che ci
circonda e le proprie esperienze.
“Il punto di partenza è imparare a guardare in modo diverso – aggiunge Guzzo –. Quando ci
mettiamo in ascolto di un ambiente e delle persone che lo abitano, scopriamo nuove prospettive. La
consapevolezza ambientale, quindi, non significa soltanto conoscere e proteggere ciò che ci
circonda, ma sentirsi parte di quel mondo e comprendere che le nostre scelte hanno delle
conseguenze”.
La fase conclusiva sarà dedicata alla costruzione di una narrazione collettiva, capace di restituire
esperienze, emozioni e punti di vista emersi durante il percorso. Una voce condivisa che trova
nell’albero il proprio filo conduttore: radicato nella terra ma proteso verso la crescita,
apparentemente immobile eppure in continua trasformazione, individuo e al tempo stesso parte di
un ecosistema.
Con “Psicodramma nella natura”, il Festival Alberincanti porta così la relazione con l’ambiente
dentro una dimensione personale e collettiva: un’esperienza per imparare a stare nel bosco, ma
anche per scoprire un modo nuovo di stare con sé stessi e con gli altri.
Un’attività originale che inorgoglisce anche Fortunato Cozzupoli, presidente del P.I.C. Cassiodoro,
promotore del Festival. "Con Alberincanti, in particolar modo con questo laboratorio di
psicodramma – dichiara –, confermiamo la nostra mission: integrare la popolazione con il territorio
per gettare nuove basi su cui ricostruire un approccio adatto a valorizzare al massimo la Calabria e
il suo patrimonio culturale. L'attenzione a ricostruire psicologicamente la relazione tra le persone in
sintonia con l'ambiente è l'elemento centrale che ci ha colpito e ci ha spinto a credere fortemente in
questo progetto".




