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Belcastro, cinque anni per passare dalle favole ai fatti

02/09/2026 08:13

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NOTIZIE, Riceviamo e pubblichiamo,

Belcastro, cinque anni per passare dalle favole ai fatti

di Claudio Maria CiacciLa riconferma dell'amministrazione comunale di Belcastro è un fatto politico che va rispettato. Ma proprio perché la cittadinan

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di Claudio Maria Ciacci

La riconferma dell'amministrazione comunale di Belcastro è un fatto politico che va rispettato. Ma proprio perché la cittadinanza ha scelto di dare continuità a chi ha amministrato il paese negli ultimi anni, quella stessa continuità oggi porta con sé una responsabilità ancora maggiore: dimostrare che le promesse, gli annunci e i grandi progetti presentati ai cittadini possono davvero trasformarsi in fatti concreti.
Alle elezioni comunali del maggio 2026, con una sola lista in campo, Antonio Torchia è stato riconfermato sindaco. Non c'era dunque una competizione tra più programmi alternativi. E proprio per questo, oggi, il programma e gli impegni assunti diventano il principale metro con il quale misurare la nuova amministrazione.
Perché una cosa è certa: quando si amministra per continuità, non si può chiedere soltanto di giudicare ciò che è stato fatto. Bisogna essere giudicati anche su ciò che è stato promesso.
Partiamo dal tanto celebrato Borgo delle Favole.
Nessuno intende sminuire il lavoro dell'artista Matteo Lupia, né negare che il progetto abbia avuto una capacità di attrazione e di comunicazione certamente importante. I murales, i personaggi delle fiabe, le installazioni e il colore hanno modificato l'immagine di alcune zone del centro storico, rendendo Belcastro riconoscibile anche al di fuori del territorio calabrese.
L'amministrazione comunale ha parlato di oltre 30.000 visitatori tra giugno e agosto 2025, definendo quella stagione un'estate da record e collegando il risultato alla propria strategia di sviluppo turistico.
Ma proprio su questo dato sarebbe opportuno fare una distinzione.
Più che di 30.000 turisti, sarebbe forse più corretto parlare di 30.000 visitatori.
La differenza non è soltanto terminologica.
Un visitatore può arrivare a Belcastro, fotografare i murales, passeggiare per il borgo, ammirare il panorama e ripartire dopo poche ore senza pernottare, senza consumare un pasto, senza acquistare prodotti locali e senza generare necessariamente quella ricaduta economica che normalmente si associa al turismo.
Se poi, come viene raccontato, soltanto alcune specifiche attività, e in particolare una, registrano una ricaduta economica diretta e significativa, allora sarebbe ancora più necessario evitare di confondere flusso di visitatori con flusso turistico economicamente misurabile.
Non è una critica al Borgo delle Favole.
È una questione di serietà nel modo di leggere i numeri.
Perché 30.000 persone che passano da Belcastro sono certamente un risultato interessante.
Ma 30.000 persone che producono pernottamenti, consumi, acquisti, lavoro e reddito sul territorio rappresentano un'altra cosa.
E sarebbe interessante sapere, numeri alla mano, quanta parte di quei 30.000 visitatori si è fermata a dormire a Belcastro, quanti hanno utilizzato la ristorazione, quanti hanno acquistato prodotti o servizi locali e quale sia stata la reale ricaduta economica sulla comunità.
Questo è il dato che dovrebbe interessare un'amministrazione.
Perché contare le persone è una cosa.
Trasformare i visitatori in economia locale è un'altra.
E c'è poi un'altra questione che merita di essere affrontata senza paura di apparire irriverenti nei confronti di un progetto artistico riuscito.
Il Borgo delle Favole è una bella iniziativa artistica.
Ma Belcastro non è una favola.
Belcastro è storia.
È il territorio che conserva testimonianze di epoche lontanissime, è il paese legato alla storia dei Conti d'Aquino, è la tradizione che vuole San Tommaso d'Aquino nato proprio qui, sono il castello, le chiese, i palazzi, le vicende medievali e quelle successive, sono la storia di famiglie e personaggi che hanno lasciato un'impronta nella vita politica e culturale del territorio.
Lo stesso Ivan Ciacci, ex sindaco di Belcastro per due mandati dal 2002 al 2012, nel suo intervento pubblicato dopo il convegno sul Magna Grecia Park del 29 agosto 2025, ha ricordato proprio la profondità storica di Belcastro, dalle radici antiche fino alla sua importanza sotto i Conti d'Aquino.
E forse proprio questo dovrebbe essere il punto.
Il Borgo delle Favole può essere una porta d'ingresso. Non può diventare la sostituzione della storia di Belcastro.
Si può valorizzare l'arte contemporanea senza mettere in secondo piano il patrimonio storico.
Si può attirare una famiglia con Alice nel Paese delle Meraviglie e poi accompagnarla dentro la storia vera del paese.
Si può utilizzare la fantasia per far conoscere la realtà.
Ma la realtà deve essere raccontata.
E soprattutto deve essere valorizzata.
Poi c'è il capitolo molto più impegnativo: il Magna Grecia Park.
Qui non parliamo più soltanto di murales, eventi o promozione turistica.
Qui parliamo di un progetto presentato come capace di cambiare radicalmente il destino economico di Belcastro e del territorio.
La Fondazione Magna Grecia Park descrive il progetto come un grande parco tematico sulla Magna Grecia da realizzare nel territorio comunale di Belcastro, con l'obiettivo di attrarre importanti flussi di visitatori turistici e culturali.
Nell'estate del 2025 il progetto è stato presentato pubblicamente a Belcastro in una sala consiliare gremita, alla presenza di importanti rappresentanti istituzionali e politici.
I numeri annunciati erano impressionanti: 425 milioni di euro di investimento nella prima fase, circa 550.000 visitatori all'anno, 2.300 posti di lavoro e circa 4.000 posti letto.
Se questi numeri fossero confermati e il progetto riuscisse realmente a concretizzarsi, Belcastro non sarebbe davanti a un semplice intervento turistico.
Sarebbe davanti a una trasformazione epocale.
Ed è proprio per questo che bisogna cominciare a fare domande altrettanto importanti.
A che punto è oggi il Magna Grecia Park? Quali atti sono stati prodotti dopo quella presentazione? Qual è lo stato effettivo della progettazione
Quali sono i soggetti finanziatori? Quali sono gli investitori concretamente impegnati? Qual è l'esatta area interessata? Qual è la situazione urbanistica dei terreni?Quali autorizzazioni sono necessarie? Quali procedure ambientali devono essere affrontate?
E soprattutto: il luogo individuato è realmente compatibile con un'opera delle dimensioni annunciate?
Non sono domande polemiche.
Sono domande che qualsiasi cittadino dovrebbe rivolgere a chi ha presentato il progetto come una grande opportunità per il futuro di Belcastro.
E qui sarebbe ingeneroso non ricordare le parole di chi, quella zona, la conosce anche dal punto di vista amministrativo.
Ivan Ciacci, ex sindaco di Belcastro, intervenendo sulla presentazione del Magna Grecia Park, ha ricordato proprio la vicenda della Darsena-Porto Canale di Magliacane e foce Tacina, progetto che egli stesso aveva proposto alla Regione nel 2004.
Ciacci ha spiegato che quella proposta incontrò una dura opposizione regionale proprio per le molteplici e stringenti problematiche socioambientali e paesaggistiche dell'area, aggiungendo di non ritenere che tali problematiche abbiano successivamente perso consistenza. Ha inoltre richiamato la presenza delle aree SIC, ZPS e ZSC appartenenti alla Rete Natura 2000 e le ulteriori limitazioni intervenute nel corso degli anni con l'evoluzione delle politiche ambientali.
Questa non è un'opinione da liquidare semplicemente come contrarietà politica.
È la testimonianza di un ex amministratore che, proprio su quell'area, ha vissuto personalmente un precedente progetto e le relative difficoltà.
E allora il problema non è dire che il Magna Grecia Park non si farà.
Il problema è pretendere di sapere se si può fare.
Perché tra una presentazione ufficiale e la realizzazione di un'opera di queste dimensioni esiste un abisso fatto di norme, autorizzazioni, valutazioni ambientali, compatibilità urbanistiche, disponibilità dei terreni, infrastrutture, viabilità, finanziamenti e procedure amministrative.
Un progetto da centinaia di milioni di euro non può essere valutato sulla base dell'entusiasmo suscitato da una presentazione.
Deve essere valutato sulla base degli atti.
E proprio gli atti, da oggi in avanti, dovrebbero essere il linguaggio dell'amministrazione.
Perché gli amministratori, alla fine, non si misurano dalla capacità di presentare un progetto.
Si misurano dalla capacità di realizzarlo.
Non dalle conferenze stampa, ma dai cantieri.
Non dai manifesti, dalle autorizzazioni.
Non dai numeri annunciati, ma dai risultati verificabili.
Ed è qui che la riconferma dell'amministrazione Torchia diventa una responsabilità ancora più grande.
Cinque anni sono tanti.
Sono abbastanza per dimostrare se il Magna Grecia Park è davvero una prospettiva concreta oppure se rimarrà una delle tante grandi promesse che periodicamente vengono consegnate ai cittadini.
I belcastresi non chiedono necessariamente che ogni promessa venga mantenuta a qualsiasi costo.
Chiedono qualcosa di più semplice e, allo stesso tempo, più importante: trasparenza.
Se il progetto è fattibile, si dimostri attraverso gli atti. Se ci sono vincoli, si spieghi quali sono. Se ci sono procedure da affrontare, si dica a che punto sono. Se esistono investitori, si sappia chi sono.
Se esiste un cronoprogramma, venga reso pubblico.
Se esistono difficoltà insormontabili, si abbia il coraggio di dirlo.
Perché anche un'amministrazione può cambiare idea davanti a un ostacolo tecnico o ambientale.
Quello che non può fare è lasciare i cittadini per anni sospesi tra l'annuncio e la realtà.
E forse è proprio questa la sfida della nuova amministrazione.
Non raccontare un'altra favola, ma dimostrare che la favola può diventare realtà.
Perché il Borgo delle Favole può portare visitatori. Ma Belcastro ha bisogno di economia vera.
Ha bisogno di lavoro, ha bisogno di giovani che non siano costretti ad andare via. Ha bisogno di strutture ricettive capaci di trasformare le presenze in permanenze. Ha bisogno di valorizzare la propria storia, non soltanto di colorare i propri muri.
Ha bisogno di infrastrutture.
E, se davvero il Magna Grecia Park è il grande progetto destinato a cambiare il futuro del paese, ha bisogno soprattutto di sapere quando dalle parole si passerà ai fatti.
Perché gli uomini e gli amministratori, alla fine, si misurano dal rispetto delle promesse fatte agli elettori.
E i belcastresi, oggi che hanno riconfermato chi li ha amministrati, hanno tutto il diritto di ricordare ai propri amministratori quelle promesse. Non per essere contro.
Ma per vedere finalmente cosa c'è dall'altra parte delle parole.
Perché dopo le favole vengono i fatti.
E adesso, per Belcastro, è arrivato il momento di vederli.